Home Economia Partecipate: in 800 casi sono di più i consiglieri che i dipendenti
Partecipate: in 800 casi sono di più i consiglieri che i dipendenti

Partecipate: in 800 casi sono di più i consiglieri che i dipendenti

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Il cosiddetto ‘rovesciamento’ del normale e classico rapporto fra capi e subordinati sembra essere un’eccezione più che frequente nelle aziende che vantano una partecipazione pubblica. Nel complesso, si tratta di più di 800 casi dove il consiglio di amministrazione mostra un numero di occupati maggiore rispetto a quello dei dipendenti, una formula che dovrebbe essere rara e che invece si è rivelata essere molto comune secondo il Documento di Economia e Finanza approvato dal Consiglio dei Ministri la scorsa settimana.

Nel dettaglio, si tratta di quasi una società su dieci delle 8.300 realtà che nel nostro paese annoverano una partecipazione statale al loro interno. I dati arrivano dal censimento effettuato dal Ministero dell’Economia e il rapporto dimostra che i soggetti coinvolti nello studio sono molto eterogenei, alcuni privi di reale operatività. La riforma Madia si propone quindi di ‘sfoltire’ la situazione e di tagliare le partecipate pubbliche in modo massivo, facendo loro raggiungere la quota di 1.000 unità vere e attive nel territorio nazionale.

La mission della riforma economica è di eliminare tutte le società partecipate che non sono in grado di produrre un’offerta pubblica caratterizzata da adeguate economicità ed efficacia, ovvero di mettere fine a tutte quelle realtà a partecipazione sociale che sono a tutti gli effetti delle scatole vuote, inattive o troppo piccole per venire considerate attive e benefiche dal mercato italiano.

È quindi compito delle amministrazioni pubbliche presentare dei piani di riassetto, che dovranno indicare le modalità di alienazione e di razionalizzazione, ma anche la liquidazione e la soppressione delle società che vengono considerate ‘inutili’. I criteri impiegati nella manovra sono quelli attuativi e presenti nella riforma della Pubblica Amministrazione che sono stati approvati a gennaio. È interessante notare che fra essi brilla la richiesta di avere un consiglio di amministrazione composto da un organico che deve essere superiore al numero dei dipendenti impegnati nell’azienda.

Si tratta di una richiesta doverosa, che mira a verificare quali sono le aziende con partecipazione statale che non sono di base operative e positive per il mercato, visto il mancato numero di dipendenti che vi lavorano attivamente. A questa richiesta la riforma aggiunge che vi sia una limitazione del numero dei componenti che costituiscono l’organico amministrativo della società e la regola base applicata sarà quella dell’amministratore unico.

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