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La Bucellati venduta al colosso cinese Gangtai

La Bucellati venduta al colosso cinese Gangtai

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Se ne va un altro pezzetto del luxury made in Italy, ancora una volta in mano di super gruppi cinesi che sembrano avere letto l’Italia a patria dello shopping di lusso ‘a saldo’. Si tratta dello storico marchio di oreficeria e orologeria Bucellati, che nel 2013 era finita sotto il controllo del gruppo Clessidra. L’operazione economico finanziaria ha visto la cordata composta dalla famiglia Bucellati per il 33% e il gruppo Clessidra per la restante percentuale, cedere l’azienda al gruppo cinese Gansu Gangtai Holding. Si tratta di un gruppo potente, quotato alla Borsa di Shanghai e specializzato nella vendita retail di gioielli. La vendita dei tesori avviene anche via web, attraverso una piattaforma on line sofisticata e la potenza cinese possiede anche una società mineraria impegnata nell’estrazione del metallo prezioso. Ottimi i numeri che accompagnano la holding asiatica, con 5.9 milioni di utile dichiarati nell’ultimo trimestre e 377 milioni di dollari di fatturato.

Quali le motivazioni che hanno spinto la cordata Clessidra a cedere la storica azienda milanese? Gli esperti sono concordi nell’affermare che il tentativo di internazionalizzare Bucellati in ambito globale è da ritenersi fallito, quindi l’alleanza asiatica potrebbe concretizzare questo risultato e aprire le porte al mercato della nuova classe borghese in Cina. La base operativa della storica azienda rimarrà in Italia e la famiglia Bucellati ne possiederà una piccola parte, mentre la strategia industriale continuerà ad essere indirizzata a una fascia elevata di consumatori.

Secondo gli esperti, l’offerta arrivata dall’oriente non si poteva rifiutare, perché si basava su un enterprise value della società di 270 milioni, quando l’equity value sarebbe stato fissato a 230 milioni di euro. Nella pratica, Bucellati è stata pagata 6.6 volte il suo valore stimato, un vero record per quanto riguarda un’azienda impegnata nel settore della gioielleria. La via cinese segue quindi il mancato accordo che era stato presupposto con la società francese Richemont, punto di riferimento per l’alta gioielleria con il controllo di marchi quali Vacheron Constantin e Panerai, di Cartier e della piattaforma di vendita on line Yoox-Net a Porter.

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